... "Ci sono visioni che sfuggono immediatamente dopo 
che sono state percepite, spesso lasciando il dispiacere di non 
averle fatte proprie,di non averle fissate adeguatamente, 
come si vorrebbe.
Spesso sono i sogni a subire la fine immeritata e inevitabile
che ce li porta via non appena apparsi alla nostra mente, 
che veleggia nell’universo dell’incoscienza e del sonno.
Solo un brusco risveglio rende giustizia ai sogni, dei quali 
rimangono allora sensazioni precise, nitide, vive e presenti 
come se fossero spezzoni di film proiettati dalla nostra mente, 
da una regia sorprendente.
Queste immagini formano un mondo a sè, che si caratterizza
da una parte per la aderenza ad una realtà rimasta impressa nella
memoria più profonda e dall’altra per la eterea fantasia
caratterizzante il nostro spirito, capace di volare, inventare, 
trasfigurare la stessa realtà o addirittura altre realtà, su altri piani,
intessendole tra di loro.
Riuscire a fissare per sempre queste immagini e queste 
sensazioni è una dote particolare, che fa dell’artista il tramite tra il 
mondo interiore e il mondo visibile, di sovrapporre piani differenti, 
di sfumare piani e sfondi, di avvicinare ed unire porzioni differenti 
altrimenti separate, di inarcare e di flettere elementi per connettere
lo spazio rendendolo infinito in sè stesso.
Questa dote trova riscontro in Marina Manzini, artista in 
grado di interpretare e materializzare mondi che chiedono
di essere resi visibili, di essere manifestati da chi sa leggerli 
e trasporli.
E ciò lo fa con le tecniche appropriate, che sanno rendere 
spessori (con riporti, strati, inserti), contorni, riflessi,
sfumature, sovrapposizioni, variazioni di tonalità proprie di questi 
mondi e di queste visioni, restituendoli così alla stabile e
percepibile visione dei fruitori."


                                                                       
    Mario Volante

 

 

 

Intriganti giochi di luce

Non è facile scrivere di un’artista, Marina Manzini, che non segue, nelle sue opere, schemi usuali e consolidati, mediante i quali si possa fare riferimento a scuole, stili, maestri, presi come punti di partenza, anche se una preparazione accademica è sicuramente visibile.
I suoi quadri, che a prima vista danno una vaga idea di ambientazione mediterranea, a ben guardare però, non fanno riferimento a nulla di reale.
Il paesaggio c’è e si vede, ma è una realtà solo virtuale, che nasce unicamente dall’interiorità dell’artista, una composizione ai limiti tra astrazione e figurazione, qualcosa di estremamente ordinato, costruito con volumi geometrizzanti, evidenziati da un sapiente uso della materia.
La materia  utilizzata non a fini plastici , ma come strumento per giocare con la luce, per potere variare , vivacizzare e riscaldare, a seconda dei punti di illuminazione, quel cromatismo chiaro, quasi algido, frutto di una rigorosa disciplina tonale.
Elementi geometrici, assemblati a formare eleganti costruzioni irreali, come il portoncino in cornice scanalata con arco a tutto sesto, sempre uguale, o le fronde di un albero che entrano nel quadro da uno dei lati verticali, non credo che siano soltanto elementi decorativi, ma abbiano una valenza simbolica criptata.
La porta può essere intesa come simbolo di passaggio tra la vita reale al mistero di quella inconscia, oppure più semplicemente la porta come soglia ,come confine della casa, al di qua e al di la del quale si accede a condizioni diverse di esistenza.
L’albero dalle infinite interpretazioni simboliche , a seconda delle civiltà e delle religioni, che , limitandoci all’iconografia cristiana, col suo ciclo annuale, allude allo svolgersi della vita.
Infine il colore bianco, inteso come unificazione di tutti i colori dello spettro solare, il colore della luce, della purezza, della trasfigurazione, del trascendente; l’albedo alchemica che , dopo lo stato della nerezza della materia originaria, è il segnale del giusto cammino verso la pietra filosofale, verso  la risoluzione di ogni problema.
Una pittura quella di Marina, che può avere sviluppi ulteriori e imprevedibili, perché naviga al di fuori di schematismi preconfezionati, supportata da solida tecnica di base, che permette la visualizzazione pressoché immediata di stimoli e idee.

                                                                              Emanuele Filini

 

Marina Manzini con le sue griglie geometriche, gli spazi scanditi da limiti fermi, la sintassi dei suoi volumi espansi in superficie grazie a riga e compasso, come mappe urbane nelle mani di un geografo, non fa in realtà una pittura metafisica, priva di corpo e di materia. Lo dicono quei colori terrosi, intervallati da lirici squarci di rosa e di azzurro, che ci parlano di un paesaggio mediterraneo, però filtrato nelle maglie della mente.

                                                                       Beatrice Menozzi

 

MEDITERRANEE GEOMETRIE  

  

Un quadrato che diventa un edificio, un quadrato che diventa un palazzo poi una costruzione antica, infine un grattacelo con un portone mediterraneo. Ci trovi tutto, ci puoi vedere un mondo intero, nelle case geometriche di Marina Manzini.Durante il colloquio con l'artista, ella ci comunica il suo dilemma: rendere le sue opere più individuabili con il mondo esterno, più rintracciabili con forme note, oppure seguire il suo istinto e creare forme generiche e simboliche dell’universo intero?

L’ opera del vero artista supera la forma singola per rappresentarne cento altre, supera le barriere dell’oggetto concreto per diventare metafora del tutto.

Marina Manzini ci ripete di prediligere l’ astratto, come si fa a darle torto? Quadrati e forme geometriche pure sono rese con un senso di rilievo che va ben oltre l’ effetto prospettico   o il semplice utilizzo di piccoli stucchi a rilievo. E’ l’ incrocio, la fusione   tra l’ arte e la geometria: proporzioni auree, ammorbidite da colori pastello possono affascinare sia chi ama il colore e la poesia delle armonie, sia chi vive   di rigore e di numeri. Gli astratti di Marina Manzini, sono l’unione di due mondi, sicuramente.  Questo è, anche, un senso direzionale dell’ arte di Marina Manzini, questo è un motivo per andare sull’ astratto: la possibilità di parlare linguaggi plurimi in contrapposizione a seppur nitidi, metafisici, metaforici profili di reminiscenze mediterranee.

                                  Vittorio Severi ed Emanuela Armani   

Un elegante astrattismo

Che pittura e scultura siano Belle Arti , nessun dubbio, ma esistono solo perché  ci sono individui : i pittori e gli scultori che producono oggetti “belli”, qualunque cosa intendiamo con questo aggettivo.

Marina Manzini crea sicuramente oggetti “belli” e raffinati; nella sua pittura e nei suoi moduli compositivi si può cogliere il gusto della ricerca compositiva unita al gusto del colore .

Le sue astrazioni geometriche si organizzano nello spazio sia secondo un ordine quasi matematico ma anche attraverso un’ispirazione poetica che si rinnova sempre con freschezza ed eleganza ed in ciò sta il fascino maggiore della sua pittura.

Le forme astratte vengono utilizzate per creare strutture ispirate a composizioni architettoniche, a mappe urbane e a macchinari tecnologici. La pittrice costruisce fisicamente il quadro in parti a volte apparentemente componibili secondo un progetto spaziale geometrico e il tutto si snoda formando tramature di linee orizzontali e verticali, rettangoli e quadrati campiti in modo costante che accolgono l’inscrizione di forme similari e movimentati ulteriormente da altri segmenti, affinché l’effetto optical  divenga più avvincente liberando la fantasia e l’emozione all’infinito.

Marina Manzini utilizza per realizzare le sue opere lo stucco  ed è questo tipo di tecnica che forse la caratterizza e la differenzia maggiormente da tutti gli altri pittori , e lo utilizza in modo impagabile, da  esperta artigiana , disponendolo con precisione a modo di intonaco sulla tela e sul legno, pezzo dopo pezzo.

Oltre alla sua particolare tecnica materica , il colore è un altro elemento che svela la natura artistica di Marina Manzini.

Un colore che nasce da un istintivo bisogno di ritmica , un colore che erra come elemento conquistatore e dominatore, con accostamenti mai banali o scontati.

La sua tavolozza è piuttosto profonda : a volte chiarissima, tonale e delicata , come nella serie “Vasi comunicanti” a volte  scura e contrastante (ma mai cupa) come in “Senza via d’uscita”, ma anche vivacissima ed esplosiva come  nella serie “ Rosso di sera” e a volte si avvale di  inserti dorati che conferiscono ulteriore eleganza e raffinatezza al quadro.

Ma il colore è sempre e soltanto “suo” ed è un impasto di emozioni e colore , di fantasia e colore e di sentimento e colore .

Non vi sono cliches fissi e palcoscenici immutabili nella pittura di Marina Manzini, difficile riscontrare influenze troppo marcate di altri artisti famosi , è una pittura libera , perché il suo unico vero caleidoscopio è la fantasia, come dovrebbe sempre essere per ogni artista,  perché l’arte se non è libera,  non è più arte , ma diventa un’altra cosa.

                                                                                       Giandomenico Galimberti