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... "Ci sono visioni che sfuggono immediatamente dopo
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Intriganti giochi di luce
Non è facile
scrivere di un’artista, Marina Manzini, che non segue, nelle sue opere,
schemi usuali e consolidati, mediante i quali si possa fare riferimento a
scuole, stili, maestri, presi come punti di partenza, anche se una
preparazione accademica è sicuramente visibile. Emanuele Filini |
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| Marina Manzini con le sue
griglie geometriche, gli spazi scanditi da limiti fermi, la sintassi dei
suoi volumi espansi in superficie grazie a riga e compasso, come mappe
urbane nelle mani di un geografo, non fa in realtà una pittura metafisica,
priva di corpo e di materia. Lo dicono quei colori terrosi, intervallati da
lirici squarci di rosa e di azzurro, che ci parlano di un paesaggio
mediterraneo, però filtrato nelle maglie della mente. Beatrice Menozzi |
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MEDITERRANEE GEOMETRIE
Un quadrato che diventa un edificio, un quadrato che diventa un palazzo poi una costruzione antica, infine un grattacelo con un portone mediterraneo. Ci trovi tutto, ci puoi vedere un mondo intero, nelle case geometriche di Marina Manzini.Durante il colloquio con l'artista, ella ci comunica il suo dilemma: rendere le sue opere più individuabili con il mondo esterno, più rintracciabili con forme note, oppure seguire il suo istinto e creare forme generiche e simboliche dell’universo intero? L’ opera del vero artista supera la forma singola per rappresentarne cento altre, supera le barriere dell’oggetto concreto per diventare metafora del tutto. Marina Manzini ci ripete di prediligere l’ astratto, come si fa a darle torto? Quadrati e forme geometriche pure sono rese con un senso di rilievo che va ben oltre l’ effetto prospettico o il semplice utilizzo di piccoli stucchi a rilievo. E’ l’ incrocio, la fusione tra l’ arte e la geometria: proporzioni auree, ammorbidite da colori pastello possono affascinare sia chi ama il colore e la poesia delle armonie, sia chi vive di rigore e di numeri. Gli astratti di Marina Manzini, sono l’unione di due mondi, sicuramente. Questo è, anche, un senso direzionale dell’ arte di Marina Manzini, questo è un motivo per andare sull’ astratto: la possibilità di parlare linguaggi plurimi in contrapposizione a seppur nitidi, metafisici, metaforici profili di reminiscenze mediterranee. Vittorio Severi ed Emanuela Armani |
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Un elegante astrattismoChe pittura e scultura siano Belle Arti , nessun dubbio, ma esistono solo perché ci sono individui : i pittori e gli scultori che producono oggetti “belli”, qualunque cosa intendiamo con questo aggettivo. Marina Manzini crea sicuramente oggetti “belli” e raffinati; nella sua pittura e nei suoi moduli compositivi si può cogliere il gusto della ricerca compositiva unita al gusto del colore . Le sue astrazioni geometriche si organizzano nello spazio sia secondo un ordine quasi matematico ma anche attraverso un’ispirazione poetica che si rinnova sempre con freschezza ed eleganza ed in ciò sta il fascino maggiore della sua pittura. Le forme astratte vengono utilizzate per creare strutture ispirate a composizioni architettoniche, a mappe urbane e a macchinari tecnologici. La pittrice costruisce fisicamente il quadro in parti a volte apparentemente componibili secondo un progetto spaziale geometrico e il tutto si snoda formando tramature di linee orizzontali e verticali, rettangoli e quadrati campiti in modo costante che accolgono l’inscrizione di forme similari e movimentati ulteriormente da altri segmenti, affinché l’effetto optical divenga più avvincente liberando la fantasia e l’emozione all’infinito. Marina Manzini utilizza per realizzare le sue opere lo stucco ed è questo tipo di tecnica che forse la caratterizza e la differenzia maggiormente da tutti gli altri pittori , e lo utilizza in modo impagabile, da esperta artigiana , disponendolo con precisione a modo di intonaco sulla tela e sul legno, pezzo dopo pezzo. Oltre alla sua particolare tecnica materica , il colore è un altro elemento che svela la natura artistica di Marina Manzini. Un colore che nasce da un istintivo bisogno di ritmica , un colore che erra come elemento conquistatore e dominatore, con accostamenti mai banali o scontati. La sua tavolozza è piuttosto profonda : a volte chiarissima, tonale e delicata , come nella serie “Vasi comunicanti” a volte scura e contrastante (ma mai cupa) come in “Senza via d’uscita”, ma anche vivacissima ed esplosiva come nella serie “ Rosso di sera” e a volte si avvale di inserti dorati che conferiscono ulteriore eleganza e raffinatezza al quadro. Ma il colore è sempre e soltanto “suo” ed è un impasto di emozioni e colore , di fantasia e colore e di sentimento e colore . Non vi sono cliches fissi e palcoscenici immutabili nella pittura di Marina Manzini, difficile riscontrare influenze troppo marcate di altri artisti famosi , è una pittura libera , perché il suo unico vero caleidoscopio è la fantasia, come dovrebbe sempre essere per ogni artista, perché l’arte se non è libera, non è più arte , ma diventa un’altra cosa. Giandomenico Galimberti |
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